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13 maggio 2008

Dai sepolcri in chiesa al camposanto ai Canepari (3)

Cimitero

Verso il 1930 il camposanto fu allungato dalla parte posteriore e quasi raddoppiato. Apparvero poi in seguito le prime costruzioni private dei così detti “forni” o “loculi”, il cui uso si è poi lentamente allargato tanto da consigliare il comune alla costruzione in serie di due blocchi dei medesimi, in tempi distinti.

Monument A sinistra di chi entra si trova il monumento marmoreo ai caduti della prima guerra mondiale 1915-1918. Si tratta di un cippo sormontato dalla croce e posato su ampi basamenti sui quali, a futura memoria, sono scolpiti in piombo i loro nomi.
Il monumento fu un dono dell’industriale Guido Murray Fabbricotti e venne inaugurato verso il 1920 con una solenne cerimonia, durante la quale pronunziò il discorso ufficiale il dott. Mario Giromini di Dante.

Tra le tombe del cimitero sono visibili, anche se non sono riunite, quelle delle vittime della rappresaglia tedesca nei mesi di agosto e settembre 1944.

(clicca sulle foto per ingrandirle) (continua…)

Dal libro "Castelpoggio. Un paese del comune di Carrara con mille anni della sua storia" di Don Angelo Ricci (pag 83). Edizioni Centro Studi storia locale, 1984

Curato dalla redazione europea (qui tutti i post sull'argomento)

24 aprile 2008

L'eccidio

Il racconto di quei giorni bui e tutte le vittime civili e partigiane

Fino al 1943 la guerra non ebbe gravi ripercussioni sul paese perchè molto lontana. Alcune conseguenze indirette del conflitto mondiale, se cosi si possono chiamare, si fecero sentire comunque. Una di queste la partenza per il fronte dei giovani ed in alcuni casi la notizia della loro caduta in combattimento nonché le condizioni di vita della gente che si erano aggravate ulteriormente. Dal 8 settembre di quell'anno però l'Italia fu divisa in due, i tedeschi diventarono truppe di occupazione, ed inizio la guerra civile.

Cartina_regione_b_2 Il periodo peggiore per Castelpoggio comincio nell'estate del 1944 e duro fino a fine di novembre dello stesso anno, la linea gotica passava proprio dal nostro antico borgo. Il battesimo di fuoco fu il 21 agosto quando la rappresaglia nazista si scaglio con tutta la sua forza sui paesani inermi, ecco cosa accadde durante quei due lunghi giorni:

Alle ore 18.30 circa del giorno precedente cioè domenica 20 agosto 1944, una camionetta delle forze armate germaniche attraversa a forte velocità la frazione di Castelpoggio e prosegue verso Gragnana. A bordo della camionetta vi sono tre militari nazisti. Dopo qualche istante, gli abitanti di Castelpoggio odono gli echi di una violenta e breve sparatoria, cui segue un cupo silenzio. Un gruppo di partigiani, appartenente alla formazione "Elio" aveva attaccato e ucciso i tre tedeschi nei pressi del Ponte Storto. La voce si sparge in fretta e provoca negli abitanti di quella povera Frazione un clima di terrore per la probabile rappresaglia dei criminali invasori, come era già accaduto giorni prima a Bardine San Terenzo, a Marciaso e a Fosdinovo. Gran parte della popolazione abbandona la località, rifugiandosi nei boschi, a Noceto, a Gassano e persino a Carrara e porta con se le cose migliori e, soprattutto le poche provviste.

Lunedì 21 agosto 1944, di prima mattina, il Parroco don Corsini celebra la Messa e poi, con gli ultimi abitanti, abbandona il paese che, però, non resta deserto. C'è qualcuno che è rimasto a difendere la propria casa ed altri già messosi in salvo, ritornano a Castelpoggio per salvare qualche cosa dimenticata per la fretta. Ma verso le ore 8.30, a quanti hanno trovato rifugio nei boschi giunge il rumore di motori in avvicinamento: sono gli automezzi militari del feroce nemico che salgono a Castelpoggio. L'orda nazista, piena d'odio, piomba sul paese decisa a mettere in atto un atroce vendetta. Gli assassini piazzano le mitragliatrici in Piazza della Dogana e cominciano a sparare sui civili che scappano. I primi caduti sono Pilade Giromini Rosa (55 anni) e il figlio Alberto Rosa (24 anni). Altre mitragliatrici sono poste sul campanile della Chiesa e sparano raffiche senza interruzione falciando soprattutto in direzione dei boschi, da questa posizione colpiscono a morte Giacomelli Maria Rosa (70 anni) di Fossone e feriscono gravemente Freggia Giuseppa Rosa (38 anni) che morirà il giorno seguente durante il trasporto all'ospedale. Gruppi di nazisti sfondano le porte, entrano nelle case, le saccheggiano ed appiccano il fuoco. Posterli Ottaviano Rosa (78 anni) viene gettato nel rogo della propria abitazione dopo essere stato barbaramente ucciso. Una ventina di persone, originarie di Carrara e sfollate a Castelpoggio, rastrellate dalla soldataglia nazista, la sera del 21 agosto vengono caricate su delle camionette e partono per ignota destinazione. Gli incendi radono al suolo una sessantina di case sulle 150 circa costituenti l'intero agglomerato, anche la scuola brucia... Castelpoggio è letteralmente distrutta ed il paese e i dintorni vengono dichiarati “zona nera”. (un testimonianza)

21ago1944Nei due giorni successivi, cioè il 22 ed il 23 agosto, pattuglie naziste ritornano in paese, ed anche trovando il paese deserto, aprono il fuoco con i loro mitragliatori. In quei giorni anche antecedenti al 21 agosto regnava paura e disperazione, gli abitanti di Castelpoggio, insieme agli sfollati dagli altri paesi, per paura delle incursioni, dormivano nei boschi, nella capanne, nei ripari naturali. Per dare l'idea basta ricordare che in quel periodo nei boschi nacquero 3 bambini: Marselli Ernesto il 2 agosto 1944(alla Villa), Piccini Carlo il 3 settembre 1944 (alla Chiosa) e Galli Aldo il 5 settembre 1944 (alla Piazza).

Solo un giorno di tregua poi il 25 Agosto la Soldataglia nazista conduce a Castelpoggio, un gruppo di persone catturate in località confinanti. L'intero gruppo, condotto nel parco della "Villa Fabbricotti" (adesso scuola materna ed elementare), viene annientato con la mitraglia. I poveri corpi rimasero abbandonati sul terreno del parco per più giorni e soltanto per l'interessamento di don Angelo Ricci, fu avvertita la Pubblica Assistenza di Carrara che provvide a raccogliere i cadaveri ormai imputriditi ed a seppellirli nel Cimitero di Gragnana. I poveri corpi fucilati sono del paesano Stefani Attiglio Rosa (70 anni), Sisti Elio Rosa (24 anni di Viano), Pellistri Francesco Rosa di Cecina, Bertagni Augusto Rosa (35 anni) di Carrara, Pilloni Antonio Rosa (45 anni) di Pisa, Giluiani Leopoldo Rosa (47 anni) di Carrara.

Il 26 Agosto vengono uccisi Antognetti Aldemara Rosa e il marito Costi Cesare Rosa (sfollati)

Dopo cinque giorni di relativa calma il 4 Settembre viene trucidato il giovanissimo Mannucci Piero Rosa di 13 anni in località "Piazza".

Il giorno dopo, 5 settembre 1944, altri tre paesani cadono vittime della ferocia nazista in mezzo al bosco in località "vecchiettola", sono Paolo Cappelli Rosa (70 anni), Stefani Begnamino Rosa (82 anni), Srefani Dionigi Rosa (62 anni).

Dopo una breve ritirata sul Monte Bastione, le SS scendono nuovamente verso il paese continuando la strage. Il giorno 8 settembre nei boschi, in località "Panicala", dove cercano riparo da giorni paesani e sfollati si consuma uno dei più squallidi episodi: sei donne ed una bambina; prima di essere uccise vengono barbaramente violentate. Le vittime a perpetuo ricordo sono Vaira Alice Rosa (52 anni), Vaira Lea Rosa (23 anni), Pucciareli Elena Rosa (48 anni), Catagna Ilia Rosa (27 anni) di Fossone, Cosi Amelia Rosa (51 anni) di Fossone, Boggia Dilia Rosa (23 anni) di Fossone e Ambrosini Rosanna Rosa (5 anni) di Fossone.

La mattina del 9 settembre il partigiano della formazione Parodi Ricci Primo Rosa (20 anni) di Castelpoggio, di ritorno da un pattugliamento a Casano, viene catturato in un’imboscata e ucciso (leggi la storia del partigiano). Lo stesso giorno sempre su sentiero per Casano ma più vicino al paese viene ucciso Lertola Pelligrino Rosa detto Pelègro (50 anni) di Tendola ma domiciliato a Castelpoggio.

Il giorno 11 settembre viene ucciso in località "Cavatara", lungo il sentiero verso la Gabellaccia, Fantoni Ersilio Rosa (75 anni).

Dopo due mesi senza gravi episodi. il 29 novembre avviene un altro rastrellamento del paese da parte delle SS. Vengono incendiate molte abitazioni e con raffiche di mitra viene ferito gravemente Rocchi Andrea.

Il giorno dopo vengono uccisi nei pressi di Castelpoggio tre partigiani della formazione Parodi; Luciano Tonarelli Rosa (19 anni) di Carrara, Marselli Azzolino Rosa (19 anni) di Fossola, Venturelli Vasco Rosa (24 anni) di Carrara.

Dopo appena 24 ore il primo dicembre 1944 viene ucciso anch'gli nei pressi di Castelpoggio Lemetti Roberto Rosa (19 anni) di Carrara.

Il giorno 5 aprile 1945 Pucciarelli Tolmino Rosa è catturato, torturato e ucciso.

Altre 4 salme di sesso maschile sono state ritrovate ma non identificate in questi terribili mesi, 3 al Ponte Storto ed uno in località "al lago".

Ove non specificato le vittime sono paesani - Cliccate sulle foto in miniatura per ingrandirle

Bibliografia:

- CITTÀ DI CARRARA MEDAGLIA D’ORO AL MERITO CIVILE SETTEMBRE 1943-APRILE 1945
- Castelpoggio. Un paese del comune di Carrara con mille anni della sua storia" di Don Angelo Ricci. Edizioni Centro Studi storia locale, 1984
- La Resistenza continua, s.e., s.l. 1968, 71 pp.
http://www.cultura.toscana.it/eccidi/pubblicazioni/opere_province_apuania.shtml
- ANPI Pisa
- La Resistenza apuana: luglio 1943 - aprile 1945, Longanesi & C., Milano 1973, 277 pp.
http://www.cultura.toscana.it/eccidi/pubblicazioni/opere_province_apuania.shtml
- Centro Studi storia locale della Basilica Cattedrale di Massa, La Chiesa di Apuania durante la guerra (1939-1945), Tipografica leberit, Roma 1985, 114 pp.
http://www.cultura.toscana.it/eccidi/pubblicazioni/opere_province_apuania.shtml
- Galletto Lido, Memorie e documenti sulle vicende della popolazione delle Prealpi Occidentali Apuane, della Bassa Lunigiana e dei paesi a monte di Carrara, Ceccotti editore, Massa 1999, 127 pp.
http://www.cultura.toscana.it/eccidi/pubblicazioni/opere_province_apuania.shtml
- http://www.cultura.toscana.it/eccidi/
- http://www.sissco.it/attivita/sem-set-2001/abstracts/pezzino-relazione.doc.

10 aprile 2008

Il disertore

Era il 1943 ancora non avevo 18 anni, sarei dovuto partire un 25 di sabato, non ricordo neppure di che mese, non era una data che ritenevo importante, infatti non andai e restai a Castelpoggio ad aiutare la famiglia nei campi. Un giorno ritornando dal lavoro agricolo appena entrato in paese il padre della mia futura sposa, Gabriella, mi venne incontro e mi disse che i carabinieri erano stati a casa mia e mi stavano cercando per il paese. Io che sapevo cosa volessero ugualmente gli dissi sorridendo "Cosa vogliono ? Io non ho fatto mai nulla di male".

Mi diressi verso casa per sentire da mia mamma che avevano detto i militi ed appena entrato gli chiesi: "Mamma che casa volevano i carabinieri?" mi rispose spaventata "lo sai cosa volevano, hanno detto che se non parti mi portano via me".

Andai a cercarli per affrontarli a viso aperto e presentare le mie ragioni. Il maresciallo, un altro carabiniere in compagnia di un vigile che a quei tempi viveva a Castelpoggio erano all'interno dell'alimentari (adesso Alimentari Lisa e Raffaella). Tutti e tre erano seduti ad un tavolino in fondo al negozio, mi avvicinai ed esordi dicendo "signori io sono della marina e non dell'esercito, quindi devo essere chiamato più tardi come succede a quelli della marina" il maresciallo rispose: "tu adesso sei stato assegnato al esercito e se non ti presenti la prossima volta che ti veniamo a cercare ti spariamo.

Nei giorni successivi mi decisi a partire, sopratutto per proteggere l'incolumità dei miei. Mi portarono a Firenze a li mi fecero stare in caserma in borghese ad aspettare di essere vestito e assegnato ad una compagnia, eravamo in tantissimi, da tutta la Toscana. Ci davano poco da mangiare e quando finalmente si decisero ad assegnarci ci fecero marciare sempre in borghese fino alla stazione di Santa Maria Novella. A piedi in mezzo alla città con un gruppo di tedeschi di dentro ed uno di fronte. Passando lungo un viale abbastanza popolato cominciammo tutti a gridare "abbiamo fame, abbiamo fame". La gente mossa da pietà faceva scendere dalle finestre in cesti di vimini tozzi di pane che all'epoca, in tempo di guerra e fame erano preziosi più dell'oro. Non mi scorderò mai quel momento, sicuramente la gente si tolse il pane di bocca per darlo a noi.

I tedeschi non riuscirono a fermare questo atto di solidarietà e dovettero chiudere la strada per aspettare che ci rifocillassimo. Alla stazione ci caricarono su un treno bestiame, eravamo tutti accalcati peggio di animali. A Rifredi fra le fessure del treno riconobbi due miei compaesani (uno era Giuliano Pucciarelli) anche loro sotto le armi stavano lavorando per ricostruire la stazione, oggetto di un recente bombardamento. Li chiamai, mi risposero ma poi il treno inizio a camminare e non li vidi più se non dopo la guerra.

Mi ritroavi in una caserma di Bologna, non volevo fare il militare tanto meno con i fascisti ed i tedeschi al comando, cercavo di fare sempre il meno possibile, molte volte disobbedendo agli ordini, ma sempre da furbo e quando era possibile. Ricordo quella volta che un ufficiale appena entrato in caserma ordino a me a al mio amico di portare il suo calesse nelle scuderie. Io subito risposi "signorsì" e mi misi al lavoro, appena l'ufficiale svoltò l'angolo istigai il mio amico a lasciare il carro dove era, "che se lo porti da solo il suo carro" e cosi ritornammo sui nostri passi.

Quando quasi era imminente il trasferimento della mia compagnia sul fronte in Germania, mi iscrissi sempre insieme al mio amico ad un corso di armeria che avrebbe dovuto svolgersi a Modena, lo scopo era evitare il fronte ma anche avvicinarsi a casa ed avere più probabilità di organizzare una fuga. Per fortuna accolsero la nostra richiesta e fummo trasferiti a Modena ancora su un treno merci per partecipare al corso. Ma a Modena il corso non si tenne, fu spostato a Bassano e anche noi dovemmo adeguarci. In ogni caso il progetto di fuga rimase un idea fissa nonostante la lontananza e infatti scappai poco dopo. Tornare subito a casa era ancora troppo rischioso e la strada era lunga, una famiglia contadina vicino a Vicenza mi accolse fino alla fine della guerra in cambio del mio lavoro nei campi. Avevano una grande fattoria e molti animali, mi trattarono sempre molto bene e come uno della famiglia, alla mattina per colazione avevo sempre a disposizione latte fresco e un paiolo pieno di uova e alla sera ci trovavamo tutti nella stalla al calduccio a mangiare polenta. Finalmente la guerra fini e potei ritornare a Castelpoggio dai miei cari e dalla mia futura moglie.

Pucciarelli Andrea

01 aprile 2008

Lo stemma del paese

Simbolo_castelpoggio_per_post Non molto tempo addietro è stata esaminata, proprio in questa sede (vedi post), una preziosa opera d'arte conservata nella chiesa di Santa Maria di Castelpoggio, si tratta di un lavoro ad altorilievo che rappresenta la titolare della chiesa ossia la santa Vergine con il Divin Figlio. Nell'occasione fu messa in evidenza la particolare grazia e l'atipica posa classicheggiante, tanto che fu evocato il nome del genio Michelangelo che come è stato facilmente messo in evidenza, documenti alla mano, non era estraneo a quei luoghi.
Le decorazioni di contorno all'opera mostrano altre raffigurazioni, il sole e la luna, opportunamente interpretati come simboli religiosi che indicherebbero il Vecchio e il Nuovo Testamento e due stemmi uguali posti sul lato destro e sinistro dell'incorniciamento che rappresentano un albero piantato su una piramide di tre monti, affiancato dalle lettere "P" e "S"; su questi porremo la nostra attenzione, trattandosi, secondo noi, della prima e, a quanto ci consta, unica attestazione dello stemma di Castelpoggio.

Completa l'apparato epigrafico un'iscrizione posta, alla base della cornice, ai piedi della nicchia che ospita l'immagine sacra e che recita Eccl.a S.Marie ivs p.r.vs vicin. Castripodii anno d.ni MDLVI XVIII martii, letteralmente Chiesa di santa Maria di giuspatronato della vicinìa di Castelpoggio anno 1556 18 Marzo.

All'epoca il castello di Castelpoggio era una delle "vicinìe" o "vicinanze" del comune di Carrara (insieme a Miseglia, Codena, Colonnata, Gragnana, Noceto, Sorgnano, Avenza, Moneta, Fontia, Bedizzano, Groppoli e Bergiola), le unità locali, strutturate come piccole municipalità, che formavano, fin dai tempi della dominazione lucchese, il tessuto insediativo del contado di Carrara. Non è noto se questi enti locali possedessero uno stemma e vale la pena spiegare che non era sufficiente possedere una qualche forma di autonomia giuridica per poter alzare un'insegna, occorreva che di questa ce ne fosse bisogno, come per esempio per marchiare la proprietà o la provenienza di un oggetto, un edificio o un territorio. In effetti di tutte le vicinanze di Carrara sono noti, oggi, esemplari tardi e non completamente attendibili soltanto dello stemma di Avenza. D'altro canto di moltissime località dotate di autonomia amministrativa sappiamo che non hanno mai posseduto un'insegna.

Più nitido, invece, il caso il questione, anche se il non aver reperito altri esemplari di questo stemma non ci permette un'attribuzione certa.  Nel 1556 nel borgo presumibilmente esistevano due luoghi di culto; la cappella dedicata di San Sisto in un luogo del “castello” ancora non identificato e la chiesetta dedicata a S. Maria posta all’entrata del borgo di fianco all’attuale chiesa. Già quattro anni prima, “il 25-02-1552 la Vicinanza, con atto del Notaro D. Baldacci, aveva formulato un regolamento e la modalità per l‘elezione del parroco o rettore. Segno dunque che già si aspirava non solo alla chiesa più ampia ma anche all‘erezione della medesima parrocchia”. La data di inizio lavori per la nuova chiesa invece è ancora sconosciuta ma si sa che fu finita di costruire e benedetta solo nel 1583 e consacrata il 1 luglio 1584 con dedica ancora a S. Maria. Si può ipotizzare che l’opera d’arte in oggetto fu commissionata in previsione o durante l’inizio dei lavori di costruzione della nuova chiesa oppure che provenga da uno dei due luoghi di culto già presenti nel paese. L'epigrafe ci informa che nel 1556, lo iuspatronato apparteneva alla comunità locale, diversamente da una buona parte di casi dove questo privilegio era appannaggio di private famiglie o di istituzioni più rilevanti. La formula dello iuspatronato infatti obbligava l'intestatario a sostenere tutte le necessità della parrocchia, con l'unica gratificazione, oltre all'aver diritto della fruizione dei beni di proprietà della chiesa, di accelerare il transito nel purgatorio... Tra queste occorrenze erano previste anche la manutenzione e l'abbellimento dell'edificio anche con opere d'arte, com'è evidente in questo caso dall'iscrizione.
La presenza dello stemma di Castelpoggio sintetizza, attraverso l'immediatezza del linguaggio grafico, quanto espresso nel corpo dell'epigrafe e assume la stessa funzione svolta al giorno d'oggi, per esempio, dai loghi degli sponsor onnipresenti sui manifesti di eventi. E' una presenza tutt'altro che rara: nelle chiese gli stemmi di privati, di confraternite o di istituzioni ornano i basamenti delle lesene degli altari o le chiavi d'arco delle cappelle aperte sulle navate laterali o ancora le insegne del committente sono rappresentate su tavole dipinte o nell'incorniciamento di scene affrescate, secondo una consuetudine secolare tuttora praticata.
Le figure che compongono lo stemma rispecchiano il territorio circostante la località caratterizzato da una fitta macchia che riveste i crinali delle alture che si frappongono tra i valloni che discendono fino alla costa e le erte pareti delle Apuane. Una composizione molto diffusa nelle insegne di centri rurali collinari (più rara invece nelle insegne di privati) se non per le due lettere "P" e "S", che formano di sicuro un acronimo il cui significato è forse perduto e di difficile ricostruzione.

Araldo3bis3  Il dibattito(vedi forum Iagi) in corso suggerisce diverse soluzioni tutte probabili (che si tratti di PopuluS, che si tratti di Podii) a cui noi aggiungiamo la possibilità che si possa trattare delle iniziali del cancelliere della vicinìa di allora, secondo la consuetudine del tempo di associare allo stemma della comunità, o più precisamente al sigillo di quest'ultima, le iniziali del fonzionario che utilizzava tali dispositivi di riconoscimento; se poi consideriamo la devozione degli abitanti a San Sisto possiamo anche provare a sciogliere l'acrinimo nello stemma "Populus Sancti Sixti". E' chiaro che ulteriori chiarimenti circa la natura e l'origine di questa particolare insegna potranno derivare solamente dal ritrovamento di altri esemplari, fatto che potrebbe capitare veramente in modo casuale, tra le carte dell'archivio parrocchiale, sui (pochi) documenti relativi alla vicinìa di Castelpoggio nell'Archivio di Stato di Massa o nella decorazione delle stesse campane ospitate nel campanile della parrocchiale. E allora saremo pronti ad incrementare le poche certezze qui riportate.

Da una collaborazione fra Vieri Favini e la Gazzetta di Castelpoggio

12 marzo 2008

Dai sepolcri in chiesa al camposanto ai Canepari (2)

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Come potessero essere evitate le conseguenze negative relativamente all’igiene e ai miasmi, soprattutto durante le aperture dei sepolcri per le ricorrenti tumulazioni, è per noi, di questo secolo, incomprensibile. Va infatti anche detto che i cadaveri venivano calati nei sepolcri senza la cassa di legno.

Sta di fatto che per i fedeli di allora quel sistema dava il senso di una continuazione di dialogo e di affettuosa convivenza con i defunti.
Tanto è vero che quando furono emanate, a cominciare dalla fine del 1700, le prime leggi per le sepolture fuori dell’abitato, esse furono giudicate ovunque un insulto e un oltraggio ai morti, producendo in non pochi casi la ribellione e facendo nascere una letteratura sentimentale in molti scritti del tempo.

Dalle nostre parti le prime proibizioni di sepoltura in chiesa e le prime leggi sulle costruzioni dei cimiteri fuori e lontano dagli abitati furono emanate durante il dominio francese in Italia (1796-1814). Ma i comuni, eccetto quello di Massa, non fecero in tempo ad eseguirla.

Comunque cominciò a formarsi una mentalità nuova circa i pericoli sanitari del sistema. Infatti già nel 1804e nel 1807 si hanno pure a Castelpoggio le prime tumulazioni con la cassa, anche se limitate di numero e anche sempre nei sepolcri riaperti per la occasione.

Rossi  Morelli
Le ultime lapidi in chiesa (Clicca sulla foto per ingrandirle)

Nel 1835 il Vescovo diocesano, dopo aver compiuto qui la Visita pastorale, da Massa mondò l’ordine di eliminare i sepolcri familiari in chiesa. Ma il parroco don Tommasi, pur auspicando anche egli un unico grande sepolcro nel sagrato, dovette rispondere che i tempi non erano ancora del tutto maturi e quindi della eliminazione era per allora impossibile per la opposizione dei paesani.

Si arrivò così al 1855 quando il colera, che già l’anno primo aveva mietuto 799 vittime in tutto il comune ma soprattutto a Carrara (321), ad Avenza (257) e a Gragnana (60), arrivò anche a Castelpoggio dove tra il 20 agosto e il 19 settembre ci furono 51 decessi. Fu allora una necessità seppellire lontano e fuori del paese e venne scelta una piana ai Canepari. Finito pero il colera si ritornò a seppellire in chiesa perché la piana dei Canepari non era recintata e protetta.
Fu finalmente nel 1870 che il comune cinse di mura quel luogo e lo ridusse decentemente a camposanto, dove per prima venne seppellita il 25 agosto Domenica Fantoni, di anni 70, “ritrova estinta nel Canale della Villa, detto anche canale del Latte…”.

(continua…)

Dal libro "Castelpoggio. Un paese del comune di Carrara con mille anni della sua storia" di Don Angelo Ricci (pag 83). Edizioni Centro Studi storia locale, 1984

Curato dalla redazione europea (qui tutti i post sull'argomento)

11 marzo 2008

Il Cimitero

Il cimitero è lo specchio di un paese

Dai sepolcri in chiesa al camposanto ai Canepari

Dai sepolcri in Chiesa al camposanto ai Canepari (2)

Dai sepolcri in chiesa al camposanto ai Canepari (3)

15 febbraio 2008

Catasto 1822

Una caratteristica mappa catastale del borgo antico di Castelpoggio datata 1822, inviataci gentilmente dal signor Vieri Favini

Catasto1822
Clicca sulla foto per ingrandirla (qui per vedere la altre mappe già publicate)

11 gennaio 2008

Cimitero - Introduzione

Dopo la premessa di qualche mese fa (Il cimitero è lo specchio di un paese), prima di cominciare il nostro “viaggio esplorativo” al cimitero mettiamo un po’ di storia, estratto dal libro di Don Angelo Ricci:

Dai sepolcri in chiesa al camposanto ai Canepari

E’ solamente dal 1870 che i morti vengono seppelliti nel cimitero o camposanto ai Canepari. Prima di allora venivano seppelliti in chiesa.
Ecco quindi un altro capitolo della nostra storia paesana.

Vale la pena anzitutto di ricordare che tra i motivi che nel 1584 spinsero i nostri antenati a chiedere la elevazione della nuova chiesa a parrocchia ci fu anche quello di non essere più costretti a portare i loro morti a Gragnana per il seppellimento in quella chiesa.

L’uso di quei lontani tempi era, per tutte le parrocchie, che i parrocchiani venivano sepolti nella chiesa parrocchiale  in sepolcri familiari o in sepolcri comuni. Per i sacerdoti era obbligatorio un sepolcro a parte e cosÏ per i bambini e le bambine.

Per i forestieri invece c’era un sepolcro esterno davanti o di fianco alla chiesa.
Anche a Castelpoggio, nel giro di poco tempo dalla sua elevazione a parrocchia, si adegua a questa prassi, come è dimostrato dalle seguenti notizie storiche.

Nella Visita pastorale del 1599 il vescovo ordina che il cimitero esterno alla chiesa venga chiuso affinchè non venga profanato dagli animali; comanda anche che in chiesa si costruisca il sepolcro per i sacerdoti.

Col 1649, anno in cui ha iniziato il Registro dei Morti, cominciano anche le notizie precise. Apprendiamo così che nella chiesa, tra il 1663 e il 1800, esistono i seguenti sepolcri familiari: Maneschi (1663), Rocchi (1665), Rossi (1669), Lunardelli (1738), Fantoni (1742), Pucchiarelli (1742), Morelli (1742), Musetti (1742), Cafissi (1754), Giromini, Ceccarelli, Vaira, Stefani, Danesi, e Mencaccini, tutti del 1778 questi ultimi.

Da una nota del 1727 si apprende che il sepolcro comune delle bambine era presso l’altare della Madonna e quello dei bambini presso l’altare del Suffragio.

Altare_madonna Particolare Altare_suffragio
Foto ed ideazione di L.V. (clicca per ingrandire)

Nella Visita pastorale del 1776 viene ordinato di mettere una croce nel cimitero esterno, alla cui manutenzione provvedeva, con l’Opera anche l’amministratore dell’Altare del Suffragio. Nella Visita pastorale del 1821 cosi si parla ancora di esso: “Vi è un pubblico cimitero lastricato di pietre, in cui vi è uno spazio per sepoltura, ed è contiguo alla chiesa, munito di muraglie, dal cui ingresso si passa in chiesa? Vi è piantata la croce ed è benedetta. (continua…)

Dal libro "Castelpoggio. Un paese del comune di Carrara con mille anni della sua storia" di Don Angelo Ricci (pag 83). Edizioni Centro Studi storia locale, 1984

22 novembre 2007

Documento dei 1000 anni

Una "copia" del domumeto che attesta la millenaria storia di Castelpoggio è esposta nella Chiesa del paese, ecco la foto ed il testo del documento:

Doc
Clicca sulla foto per ingrandire

Leggi qui per approfondire la storia del documento
Leggi qui la poesie dei mille anni

In nome del Signore Iddio e nostro Salvatore Gesù Cristo.

Essendo imperatore augusto per grazia di Dio Terzio Ottone, nell'anno secondo del suo impero propizio, il Signore, il 30 marzo ind.II si riconosce con buona fede essere stato contratto uno scambio che stabilisce la validità del vicendevole acquisto ed obbliga al vincolo i contraenti.

Piacque cosi "bona contra voluntatem," fra il Signor Gofifredo Vescovo della Santa Chiesa di Luni ed il sacerdote Bonizone dell'Ordine della stessa Chiesa e figlio di tal Martino, che ha dichiarato di vivere per nascita la legge dei Longobardi, che nel nome di Dio debbano dare, come finora hanno dato e consegnato a vicenda l'un l'altro a titolo di scambio.

Per primo ha dato lo stesso Gofifredo Vescovo allo stesso sacerdote Bonizone a titolo di scambio una pezza di terra per una prima parte costituita da monte e bosco di diritto della stesso Vescovo, che sembrano essere nel luogo dove si dice Monte Volpiglione, che è misurato giusto sei iugeri; per una seconda parte a quello attaccata, la terra Corficianese, per una terza parte dalla Casa di Poico ed infine per una quarta parte da una terra Avenzese.

Tali parti sono l'una e l'altra confinanti e con esattezza corrispondono alle misure predette.

A sua volta il Signor Gofifredo Vescovo riceve da parte del sacerdote predetto Bonizone, a titolo di scambio, una proprietà migliore e più ampia, come vuole la legge, fatta di 3 mansi e 2 pezzi di terra arabile di diritto dello stesso scerdote Bonizone.

Di questi mansi 2 sono posti nel luogo che è detto Vulporio, il terzo nel luogo laddove si dice Caniparolo e tutte e due la pezze di terra, una fra la città di Luni, l'altra fuori vicino al muro della città sotto San Pietro e già i 2 mansi el predetto luogo Vulporio sono retti da Stanzio Massaro per giusta misura.

Come l'ordine della legge richiede ad effettuare questo scambio furono presenti Rainardo Sacerdote ed il preposto Giovanni custode dello stesso Vescovo, mandati dallo stesso Signor Gofifredo V. da lui diretti insieme a buoni uomini estimatori che stimassero le stesse proprietà: Ingo figlio di Alberto con Cunimondo figlio di tal Benzone, Selverado figlio di un tale Finzone.

Compiuto in Carrara con buon esito.
In questa pagina di scambio da me fatta ho sottoscritto io Vescovo Gofifredo.
Io Rainardo Sacerdote della Chiesa di Luni fui mandato come sopra.
Io Giovanni preposto fui mandato come sopra
Io Ingo sulle stesse cose mi accostai e feci stima.
Io Cunimondo sulle stesse cose mi accostai e feci stima come sopra.

Firmato dalle mani di Sigezone e Gisone testimoni che vivono secondo la legge dei Longobardi.

Firmato dalle mani di Bonizone figlio di un tale Fdelberto di Veleno figlio di un tale Martino e di Pietro figlio di altro Pietro tutti testimoni che vivono secondo la legge Romana.

Io Bonabroca Notaio questa copia sottoscrissi

Io Bernardo notaio e giudice, legislatore del sacro palazzo questa carta di scambio dopo la cessione completai e consegnai

997 marzo 30, ind. II

20 novembre 2007

Dante Alighieri

Come ormai tutti sanno Carrara e le sue cave sono citati dal Sommo Poeta in molte sue opere e soprattutto sono famose le strofe  dedicatele in alcuni canti della Divina Commedia. Il più famoso passo sta nel ventesimo canto dell'inferno nel quale, nella quarta bolgia, confina l’indovino Aronte, abitante all'interno di una spelonca sui nostri aspri monti:

"Aronta è quei ch'al ventre li s'atterga,
che ne' monti di Luni, dove ronca
lo Carrarese che di sotto alberga,
ebbe tra' bianchi marmi la spelonca
per sua dimora, onde a guardar le stelle
e 'l mar non li era la veduta tronca."

Purtroppo pero non si hanno prove scritte della presenza del poeta nel nostro territorio ma solo leggende popolari che però nella loro struttura portante si fondano su fatti storici ormai appurati. Tra storia è leggenda possiamo quindi senza timore affermare che il famoso Dante Alighieri probabilmente si passato da Castelpoggio.

L'ipotesi leggendaria
Dante_botticelli_2 Quando Dante Alighieri fu in lunigiana (Sarzana e Castelnuovo Magra) quale intermediario di pace fra il Vescovo di Luni e i Malaspina, Carrara era già un centro attivo e ricco di storia e le vicinanze, nuclei ospitali ma gelosi delle proprie tradizioni. Probabilmente il divin poeta, che soggiornava a Castelnuovo Magra, con la curiosità che caratterizza tutti i letterati, volle veder da vicino i monti "di Aronte" e conoscere le famose genti di Carrara e dintorni. Salì quindi e forse soggiorno a Fosdinovo poi supero il Passo della Spolverina fino a scendere a Castelpoggio. Passando dal Hospitale di Monte Forca, a qui tempi più importante del Borgo murato, apprezzo "lo spirito di accoglienza e soccorso verso i pellegrini: già illustri o no che fossero" riservatogli a Castelpoggio. Lasciato il paese scese a Gragnana dove per qualche problema o screzio si narra pronuncio la famosa frase "Qui nacque, visse e morì. l'Uomo più duro del Mondo". Infine visitò Carrara e Fantiscritti  e le Cave fino alla spelonca, dimora dell'indovino Aronte.

Bibliografia

  • Dante Carrara e val di Magra di Begnamino Geminiani
  • http://www.comune.carrara.ms.it

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