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31 marzo 2008

La pastorizia rivive

Il gregge di Simona, la ragazza che dopo anni sta riportando alla vita la pastorizia, antichissima tradizione del paese. Questa primavera, un record, vedremo scorazzare per i "pianelli" 10 agnellini.

Pecore
Pecore ed agnelli in località Grozza(foto di Lut) Clicca per ingradire

27 febbraio 2008

Marmo nero

Il Nero di Castelpoggio

"Affiora nella Zona di Castelpoggio - Tenerano (Carrara). La formazione si manifesta con spessori notevoli e con bancate di circa 1,5 metri. Alcune manifestazioni di Portoro e Portargento sono presenti a Sud di Castelpoggio, nella zona di Ponte Storto, a Nord di Gragnana, dove sono visibili alcune vecchie cave. Affioramenti consistenti di Portoro sono presenti nella zona di Ragiolo, a Sud di Tenerano, dove non è stata rilevata la presenza di attività estrattive."

da "PIANO REGIONALE DELLE ATTIVITA’ ESTRATTIVE DI RECUPERO DELLE AREE ESCAVATE E DI RIUTILIZZO DEI RESIDUI RECUPERABILI" ELABORATO DA: Dr. Geol. Alessandro Giannini, Dr. Geol. Luciano Giuntini, Dr. Geol. Ivano Rossi
Fonte Iternet:  http://www.provincia.ms.it

Un esempio
Sopra la località Ponte Storto, sulla provinciale per Castelpoggio si trova ai bordi della strada un blocco scapezzato di marmo Nero (Grigio). Si tratta di un blocco che hanno abbandonato quando molto tempo fa veniva estratto tale marmo più sopra verso il canale della Liccia. In paese si narra che Triscornia era uno dei pardoni delle cave di marmo nero e che l'estrazione venne fermata perche poco redditizia e perche tale marmo, anche se bene lavorabile aveva il difetto dopo la lucidatura di rimanere opaco.

Blocco Parti1 Parti2
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22 ottobre 2007

Corno per affilare

Questo strano oggetto è un corno che fa da custodia alla pietra usata per affilare la lama della falce. L'oggetto si aggancia alla cintura dei pantaloni tramite il gancio di ferro. Durante la segatura dell'erba ogni qualvolta la falce lo richiede il contadino sfila la pietra dal corno, da qualche passata veloce alla lama e si rimette ala lavoro. L'oggetto appartiene ad Andrea Pucciarelli di 82 anni.

Dentro Fuori
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21 settembre 2007

Preparativi per la vendemmia

Ormai da settimane è in atto la preparazione delle cantine in vista della vendemmia, la pulizia degli ambienti, il lavaggio di botti, tini, bigonci, torchi ed di tutta l'altra attrezzatura. La preparazione delle botti di legno, che devono essere "bagnate" per giorni in modo che le doghe si riposizionino e tengano il vino. Oggi tutto è pronto ad ore il paese sarà invaso da l'odore del mosto che uscirà dalle tante cantine.

Tora Bastione
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22 agosto 2007

Topetti

Subito dopo la raccolta delle patate qui a Castelpoggio è tradizione fare i Topetti, in italiano gnocchi di patate. In questa occasione si usano le patate affettate dall'aratro e dalla zappa durante la raccolta, infatti se non cucinate subito si deteriorerebbero ed andrebbero buttate. Si racconta che qualcuno le affetti appositamente per la paura di non potersi gustare, dopo il duro lavoro, un abbondante porzione di topetti al ragù. (leggi l'articolo sulla raccolta)

Topetti Preparaz
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12 agosto 2007

Cavar la patata

Tempo di raccolta delle patate a Castelpoggio oltre che di serate mondane (vedi il tutto esaurito di ieri sera per la festa socialista e La Pala). La raccolta quest'anno è stata abbondante per tutti dopo un 2006 scarso. Ci siamo alzati all'alba ed abbiamo sudato tra i solchi come veri contadini per "cavar" le patate nel campo di Pucciarelli Andrea in località "Fontana". I genuini tuberi del patriarca serviranno per il fabbisogno di 5 famiglie per tutto l'anno fino al prossimo raccolto.
Clicca per vedere l'album fotografico della raccolta.
Solcozoom_pic Solco_pic

27 aprile 2007

Fragole di bosco

Una passeggiata fra i castagni di Castelpoggio ed eccole ad aspettarmi sul sentiero !!! La fragole di bosco, io personalmente ne vado matto, solo piccine ma il loro sapore è tutto un altra cosa in confronto con le grosse e pompate fragole comuni.

Fresas
Foto del 15/04/07 (Clicca sulla foto per ingrandirla)

19 aprile 2007

Escursioni nel parco

                     
Consigliamo un libro molto interessante per gli appassionati di escursioni e non "Alta Via del Parco Alpi Apuane" di A. Nerli 2005. Si parte da Castelpoggio:
"E’ il percorso più significativo nella catena delle Apuane, una traversata in un gruppo “singolare” dalle importanti emergenze storiche e geologiche. I rifugi e le altre strutture ricettive, un’introduzione all’alta via e le 6 tappe del tracciato da Castelpoggio a Camaiore"
Libro

07 novembre 2006

La buca d Pela

La leggendaria "buca d Pela" è una piccola cava o per meglio dire galleria che si trova ad ovest del paese in direzione Casano. Fu scavata con pazienza e sacrificio da un certo Francesco Antonio Mencaccini detto appunto "Pela" nato nel 1822, del quale si narra fosse cieco. Di suo padre ha traccia nei documenti della Confraternita SS. Sacramento di Castelpoggio, nei quali è registrata nel 1827 l'uscita di 5 lire "per soccorso ad Antonio Mencaccini infermo e miserabile" a quei tempo il figlio aveva 5 anni. Pela lavorava la sua buca con i pochi attrezzi manuali dell'epoca, solo con "pala e picc" (pala e piccone), scavò la buca per ricavarne la terra rossa ed i sassi usati a quel tempo per le costruzioni edili in paese. La terra veniva trasportata in paese con i muli che a quel tempo erano l'unico mezzo utile per trasportare le risorse dai boschi verso Castelpoggio. La terra di Pela fu usata anche per i lavori di prolungamento della chiesa eseguiti tra il 1857 ed il 1867 sotto la guida del parroco Nicolao Geminiani. Durante la seconda guerra mondiale la cavità fu usata come nascondiglio durante le rappresaglie Nazifasciste. La galleria scavata da Pela attualmente non è molto profonda ma tutto lascia pensare che ci sia stato un crollo in tempi recenti che ha ridotto le dimensioni originarie della cavità. Antonio Mencaccini fu Antonio detto Pela mori il 5 luglio del 1873 all'età di 51 anni.

26 ottobre 2006

Le castagne

Il castagno con il suo frutto è sempre stato una fonte di sussistenza importantissima per l'economia di Castelpoggio sin dai tempi antichi ha aiutato anche a superare periodi di carestia e guerra che avrebbero rischiato di produrre uno spopolamento irreversibile del borgo. Non a caso viene  universalmente chiamato il pane dei poveri. Castelpoggio è letteralmente avvolto da ettari ed ettari di castagni che per gli abitanti hanno sempre significato: alimento tramite i sui frutti "le castagne", combustibile tramite il legname da ardere e ristoro per la fresca ombra estiva che donano al bosco.

Le castagne possono essere consumate in vari modi, prendiamo in esame quelli più tradizionali a Castelpogggio:

Castagna cruda (passeggiando nel bosco è d'obbligo, togliersi il languorino all'istante, sbucciando una castagna )
Le mundine (castagne arrostite al fuoco su una padella forata ad arte)
I baduci (castagne lessate in un grosso pentolone insieme a qualche foglia di alloro)
I guscion (castagna, seccata in canniccio, da succhiare come una caramella)
Sotto forma di farina (con le varie ricette derivate da essa, frittelle, castagnacci, torta di cian ecc.)

La farina
La produzione di farina, secondo il procedimento che si usa a Castelpoggio, è tra i più antichi ma anche faticosi e laboriosi. Già settimane prima il proprietario comincia a pulire la sua porzione di bosco, in modo tale che sia più facile e veloce raccogliere le castagne, in pratica si bruciano le foglie secche, raccolte in grossi cumuli oppure si portano le stesse a qualcuno che possiede animali da stalla, che le userà come lettiera. Giorno per giorno si continua la raccolta seguendo anche la pulitura del terreno, poi la castagne vengono scelte, scartando le eventuali bacate, e portate al "canniccio". Il canniccio non è altro che una capanna di solito adiacente alla casa del contadino oppure isolata nel bosco vicino al luogo di raccolta delle castagne. Lo spazio interno è diviso da un soppalco di legno, cui pavimento è formato da bastoncini rotondi di castagno, messi l'uno accanto all'altro sul quale le castagne vengono stese uniformemente, fino ad uno spessore di 50 cm. Nella parte inferiore, sotto il soppalco, si accende il fuoco, che poi deve essere alimentato giorno e notte per far si che il calore ed il fumo facciano seccare le castagne. Il fuoco è formato da grossi "thiocchi" (tronchi di legno secco, rigorosamente di castagno), con cui viene acceso il fuoco, poi coperto con la "pula" (la buccia tolta castagne seccate l'anno prima), questo per evitare che la fiamma si innalzi troppo. Oltre che vigilare il fuoco il contadino deve muovere periodicamente le castagne per ottenere una seccatura uniforme. La procedura di essiccazione dura circa 30-40 giorni, dopodiché viene spento il fuoco e con un lungo bastone vengono spostati alcuni bastoncini, in modo che le castagne cadano giù, in sacchi posti sotto la fessura aperta. Quando le castagne sono secche devono essere sgusciate tramite la "battitura", che si effettua tramite robuste "mazzeranghe" con cui i frutti secchi vengono percossi energicamente fino a che la buccia delle castagne, ormai secca, si separa dal frutto (guscion). Dopodiché si dovranno separare i guscioni dalla pula e il prodotto sarà pronto per essere portato al mulino per la trasformazione in farina. Oggi invece della battitura manuale si usa una spece di macina che tramite un ventilatore posto nella parte finale separa già la pula dalle castagne, in ogni caso dei pezzetti di buccia rimangono attaccati ai guscioni, per affinare la pulitura quindi si usa il "bugdiol" un attrezzo artigianale costruito con legno di castagno.

Il Mulino
Purtroppo, nonostante la tradizione di Castelpoggio per la raccolta di castagne e la produzione di farina, in paese non esisteva, almeno anticamente,  un mulino. Castelpoggio quindi ha dovuto, per molti anni, dipendere da altri paesi per eseguire l'ultima fase della produzione di farina dolce. Alla fine del 1800 infatti dal registro della Contabilità della vicinanza di Castelpoggio si evince che il Paese pagava a Gragnana per l'affitto del mulino la somma di 21 Lire annue. Non molti anni più tardi Castelpoggio riuscì a costruirsi un mulino e quindi a liberarsi dall'affitto dovuto allo Stato ed a Gragnana. Veniva chiamato "l'mulin d'Flì" perché apparteneva ad un certo Filippo Ricci di Castelpoggio, non è molto vicino al paese, probabilmente vi si portavano le castagne aiutati dai muli. Esiste tuttoggi la costruzione con all'interno la macine ancora intatte, mentre fuori sono visibili i canali di scolo. Per raggiungelo si puo passare sia dal sentiero che va a Casano sia dalla località "la uida" (in zona agricola).

La festa
Da anni è usanza a Castelpoggio organizzare la festa della “mundine”, ultimamente la festa viene celebrata, , nella piazza principale del paese, i primi fine settimana di novembre o durante la festa dei Santi. Un ottimo motivo per conoscere il paese, gustare i prodotti tipici derivati dalle castagne allietati da un bichiere di vino della zona e far festa con gli ospitali abitanti del borgo.

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